Recensione: “Wall.E”: Un capolavoro dal cuore grande come gli occhi di un piccolo robot
I capolavori sono ovunque: nella musica, nelle sculture, nei dipinti… nel cinema. Wall-E è indefinibile se non in questi termini. Il nuovo mostro Pixar è arrivato, ora nelle nostre sale, per deliziare le vite di ognuno di noi con una nuova avventura come poche se ne sono viste fino ad oggi. Chiamarlo “Cartoon” sarebbe un insulto. Troppo riduttivo.
Kung-Fu Panda o Madagascar (sempre della Dreamworks), questi possono tranquillamente esser definiti “cartoni animati” – nonostante oramai di “cartone” conservino molto poco. Sanno intrattenere il pubblico, farci ridere, sono colorati e movimentati. Ma il robottino Pixar, come prima di lui il favoloso ratto Remy protagonista di “Ratatouille”, arriva a toccare vette mai viste prima per un lungometraggio animato: divertente, commovente, reale, originale… in una parola sola SUBLIME. Wall-E è fantastico in ogni sua parte, dall’ormai consueto cortometraggio iniziale che precede la pellicola fino ai favolosi titoli di coda che continuano a raccontare il futuro dell’ umanità vista in precedenza in chiave artistica, con dipinti in stile Picasso.
La Pixar può esser tranquillamente definita l’attuale “Dio” dell’ animazione per un semplicissimo motivo: solo lei sa donare un’ anima tangibile alle sue creazioni. Quello che impressiona e affascina, facendoci affezionare ai suoi personaggi quasi da non riuscire ad uscire dalla sala alla fine della proiezione per paura di perdere quell’ amico fantastico appena conosciuto.
La storia è semplice: la Terra che vediamo ricreata nel film non è nient’altro che quella che noi stessi umani potremmo portare ad essere nel corso dei prossimi secoli: un’ enorme catasto di spazzatura inanimata. Non v’è più né acqua né altro che possa favorire la vita sul pianeta ormai totalmente deserto. Eppur qualcosa si muove. In mezzo alle macerie dei grattaceli a noi conosciuti, si ergono alte costruzioni ad essi molto simili ma composte da grossi cubi di spazzatura. Il loro architetto è un robottino dimenticato da tutti, che da settecento lunghi anni ha il solo compito di raccogliere, rottamare ed ordinare ciò che trova sparpagliato per le strade. Wall-E, come riporta la dicitura marchiata sul suo piccolo torace metallico, non ha altro da fare ed è l’essere più solo che possa esistere. La sua unica compagnia sono un piccolo scarafaggio domestico, molto simile come comportamento ad un cucciolo di cane, e quel che durante il suo lavoro riesce a metter da parte per abbellire la sua piccola ma immensa casa. Dentro di essa, Wall-E raccoglie i suoi pezzi di ricambio e tutto ciò che più lo colpisce: da vecchi giocattoli alle apparecchiature elettroniche che tutti conosciamo. Conserva un i-pod ed un vecchio videoregistratore sul quale, ogni giorno, fa girare un’ antica vhs: “Hello Dolly“, un romantico musical anni 60 che innesca nel robottino, ideologicamente privo di emozioni, una fortissima voglia di compagnia, amicizia e sentimenti che riscopre in quel comportamento umano così speciale. E’ il desiderio d’amore. Wall-E sogna solo questo mentre, prima di coricarsi, danza in solitudine ricalcando le orme del suo musical preferito con, al posto di un bel cappello, il coperchio di un secchio dell’ immondizia. Un giorno però accade qualcosa che fa tremare la terra insieme al nostro amico Wall-E. Una gigantesca nave spaziale atterra sul pianeta, lasciando qualcosa: un robot sonda dal sinuoso design chiamato Eve. Per Wall-E è amore a prima vista. La fantastica umanità del robottino arrugginito porterà la donzella robotica a distrarsi dal suo compito, ovvero la ricerca di vita sulla Terra, tirandone fuori una personalità ben distinta. Da questo momento in poi per loro comincerà la vera avventura….
I primi 50 minuti sono dedicati a Wall-E e al suo stile di vita. Wall-E è dolce, simpatico, goffo… è uno di noi. La Pixar riesce ad introdurlo in maniera magistrale e, nonostante gli unici rumori da noi udibili per tutto quest’ arco di tempo siano solo cigolii e rumori metallici, nessun film ha mai detto tanto. Un muto d’ altri tempi, degno del miglior Charlie Chaplin o Buster Keaton, che non annoia mai, anzi, diverte. Sono molte le citazioni: “2001 Odissea nello spazio”, “Blade Runner”, “Il pianeta delle scimmie” fino a toccare caratterialmente quel genio di Woody Allen. Come poi non paragonarlo al mitico E.T., al quale assomiglia dannatamente, con quei grandissimi e dolcissimi occhioni che riflettono il suo mondo interiore facendoci entrare in simbiosi con ciò che è realmente Wall-E: innocente e fifone seppur deciso tanto da sapere il fatto suo e non mollare mai. E’ perfetto, costruito fin dalla punta del sopracciglio metallico alla base dei cingoli in maniera impeccabile. E’ quasi impossibile descriverlo perché Wall-E lo senti, lo assimili e lo adori. Possiede un reparto enorme di movenze che davvero, nessuna parola potrebbe sostituire. La voce, che altro non sa pronunciare se non i nomi che gli vengono presentati, gli dona quel tocco in più che completa la sua grandiosa personalità dipingendo un quadro eccezionale. D’altra parte tutti, ma proprio tutti i personaggi che appaiono durante il film rimangono nel cuore. La Pixar, come al solito, non lascia nulla al caso.
Il rapporto tra Wall-E ed Eve è quanto di mai esilarante e accurato sia stato scritto in un film digitale. La bella robottina rispecchia perfettamente uno dei lati delle donne, apparendo tra i due la più risoluta, quella che porta i pantaloni, ma che da Wall-E ha molto da imparare. Lui le insegnerà a ballare con grazia, ad ascoltare musica, ad apprezzare la moltitudine di cose che la circondano; tutto questo col semplice amore. Entrambi appaiono come una coppia, vera. Eve, con il suo bel design sofisticato in stile “Apple”, non farebbe per Wall-E, un piccolo e arrugginito tritarifiuti. Ma l’ amore, come si sa, supera ogni barriera razziale.
Oltre al rapporto tra le differenti classi sociali, in Wall-E troviamo nella totale obesità di tutti gli esseri umani presenti nel lungometraggio una caricatura del popolo americano, sempre più schiavo del cibo e dei brand al quale viene sottoposto (che di moda si tratti) e che lo portano ad avere una grossa percentuale di obesità soprattutto fra i giovanissimi.
La trama è il cuore della pellicola. La regia, curata da Andrew Stenton è eccellente, dinamica, descrittiva, fluida; composta da inquadrature oniriche, sempre diverse, totalmente immersive. Il sonoro è poetico. Tutti i rumori sono punteggiati in maniera accuratissima e le musiche descrivono il mondo di Wall-E in maniera eccezionale. Wall-E merita l’ Oscar, ma non come miglior cartone animato, perché non è classificabile solo in quel genere. E’ un capolavoro che merita rispetto ed uguaglianza. C’è un nuovo termine di paragone con il quale, da oggi in avanti, ogni film digitale dovrà confrontarsi… e questo termine porta il nome Wall-E.
Voto: 10
Link alla mia recensione originale sul sito WWW.NEXTPLAY.IT: Wall.E


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